La serie C si rifà il look, ma purtroppo solo quello. Rimarranno delusi i tanti che aspettavano con ansia questa riforma con la speranza di risollevare un mondo, quello della terza categoria, che negli ultimi anni non stava vivendo un periodo roseo. Infatti i nuovi cambiamenti appaiono più come un lifting superficiale e non come un profondo intervento per riuscire a salvare il “malato”. Interventi che mirano cosi solo a ringiovanire in apparenza la serie C, mancano infatti modifiche più profonde, atte a cercare di marginare il calo dei tifosi, l’aumento dei costi per le società, il valzer dei fallimenti di fine estate. I tifosi si chiedono se nella riforma, invece del cambio nome e dei “consigli” di schierare gli Under, fosse stato più utile alcune norme sul tetto degli ingaggi o sulle restrizioni di rosa. Questo non per impedire alle società più virtuose di poter allestire una squadra competitiva, ma al fine di evitare ogni anno di assistere allo spettacolo delle varie “corazzate” di turno che stravincono (anche se a volte assistiamo a clamorosi flop!) il proprio girone per poi fallire miseramente nella serie Cadetta. Questo anche perché la Serie B versa in condizioni ancora più gravi della nuova Lega Pro, con mancati diritti Tv e con un numero troppo elevato di squadre che fa si che già alla fine di marzo si assista a partite senza stimoli. Infine è impensabile che ogni Lega faccia una riforma in solitaria, dimenticandosi spesso che le varie serie sono tutti interconesse fra loro. Forse sarebbe meglio che al tavolo delle riforme ci si sieda tutti, presidenti di lega e questa volta anche chi permette al mondo calcio di andare avanti, ovvero società e tifosi.