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Vecchio 18-05-2008, 09: 20
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Raciti e Sandri


Premessa:

Questa ricostruzione procederà secondo una logica analitica, non emotiva, razionale. Pertanto non può limitarsi alla cronaca degli eventi dell'11 Novembre 2007, ma deve comprendere come antefatto la morte (a differenza di quella di Gabriele Sandri, NON definibile "omicidio") dell'agente di polizia Filippo Raciti a Catania il 2 Febbraio 2007. Partire dalla constatazione che quelle cinghie di trasmissione del potere politico e industriale, comunemente dette "Tv&giornali", hanno scientificamente invertito i due termini, chiamando omicidio quello di Raciti e tragica morte quella di Gabriele, serve a farci trovare la tavola di questa analisi già imbandita di sgradevoli, ma ben noti, antipasti.

L'antefatto
Catania e il NON-omicidio-Raciti divenuto per lo Stato
"omicidio da vendicare"

Il 2 Febbraio 2007 a Catania, ciò che ha reso l'ennesimo infuocato derby Catania-Palermo diverso dai tantissimi disputati in passato con normale corollario di incidenti e feriti, è stata la gestione del cosiddetto Ordine Pubblico (se si trattasse di un "ordine" di tipo "tecnico" userei le minuscole come si usa di solito, trattasi invece di un Ordine "politico", sempre più disordinato dal punto di vista "tecnico"). Mai si era arrivati a posizionare oltre 1000 agenti in uno spazio angusto (inadatto a esperimenti di "controllo del territorio" di genovese memoria) come quello dello stadio Massimino di Catania. Se poi questi a un certo punto sparano contro ogni presunta "logica d'ordine" decine di lacrimogeni da fuori verso l'interno dello stadio (dove nessun incidente era avvenuto o stava avvenendo) è lecito immaginarsi che la gente (sia quella "facinorosa" che quella più pacata) tenti di uscire rapidamente per salvare la pelle, travolgendo senza tanti complimenti gli stessi autori di quell'inatteso e inspiegabile lancio di lacrimogeni. Delle conseguenze di questo fuggi-fuggi generale, dovuto all'istinto di sopravvivenza di migliaia di persone, sappiamo solo che è morta una persona. Vi hanno raccontato, in sequenza, che la morte fu causata da: bomba-carta, spranga, lavandino, mattoni, linciaggio. Non vi hanno raccontato che un collega di Raciti ha dichiarato di averlo investito in forte retro-marcia con lo sportello aperto e di averlo visto accasciarsi al suolo; non vi hanno raccontato del primo immediato referto medico che smentiva scientificamente tutte le ipotesi diffuse dall'informazione "velinara" di regime. Nessuno vi ha raccontato che i filmati della polizia risultano manomessi (se ne sta occupando un valente avvocato di Udine). Nessuno vi ha raccontato che il giorno dei funerali di Raciti la folla accorsa in chiesa a salutare non il-poliziotto-Raciti ma il-padre-di-famiglia- Raciti, non ha applaudito le forze dell'ordine quando il celebrante li ha invitati a farlo (in una città dove evidentemente la gente SA cosa è successo quel giorno, tutti avevano un parente o un amico allo stadio). Hanno costruito un "colpevole ad hoc" individuando l'unica persona pesante oltre 100 kg, l'unica che potesse far sembrare meno inverosimile un impatto mortale con un oggetto (una lamiera spessa 2 mm!) da essa scagliato. Lo hanno incarcerato ingiustamente per un anno, il Tribunale dei minori ha definito quella carcerazione fuori dalla realtà, con motivazioni insolite per la loro durezza contro chi aveva condotto le indagini. Questo ragazzo era un minorenne incensurato: ora diventerà l'ennesimo individuo a voler vivere la sua esistenza contro lo Stato. E' quello che è successo negli ultimi 10 anni nelle curve italiane: l'odio per gli avversari calcistici si limita all'"ordinaria amministrazione" e con sempre minor convinzione; l'odio per lo Stato aumenta e si struttura. Per non dilungarmi troppo su questo importante antefatto dell'11 Novembre, lascio la chiusura ad alcune frasi (ma vi consiglio di cercare gli atti completi, ci sono cose incredibili) estrapolate dalla sentenza di scarcerazione di Antonio Speziale (a proposito: per vendicarsi della sua probabilissima innocenza gli hanno dato 2 anni e mezzo per reati infimi e senza sospensione condizionale della pena, li sta scontando in una comunità). E' la sentenza numero 47452 che ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale della libertà dei minori di Catania nei confronti di A. S.:

"Ordinanza (quella di carcerazione, n.d.r) che incorre in un vizio di palese contraddittorietà anche perché la decisione del giudice è stata emessa in base ad elementi di indagine non sufficienti […] ordinanza che manifesta illogicità da un lato criticando come inaffidabili i metodi di indagini e le conclusioni peritali e dall'altro opinando che i risultati conseguiti, pur ritenuti inficiati di vistosi errori metodologici, convalidino l'assunto accusatorio" […] Palesi incongruenze, secondo i giudici, si evidenziano quando esaminando il quadro indiziario preesistente alla perizia gli inquirenti avevano ritenuto "attraverso illazioni e congetture, riferibili allo Speziali le indicazioni fornite dal Raciti su un soggetto 'alto e grosso, con i capelli un po' cosi", laddove si dà contestualmente atto che l'indagato (non si dice se effettivamente alto e grosso) indossava un cappello che nascondeva i capelli…"

CONTINUA.........
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