Continua il momento delicato per la società giallorossa ancora senza pretendenti
Messina, il tempo non gioca a favore
A una decina di giorni dalla scadenza del 30 giugno, l'unica certezza è l'incertezza
I giorni passano. Lentamente o velocemente, a seconda della prospettiva da cui si guarda la questione Messina. Già, perché i margini per il futuro del club giallorosso si restringono ulteriormente, lasciando poco spazio alle congetture, alle chiacchiere, ai voli di fantasia.
A una decina di giorni dalla scadenza dell'iscrizione al campionato, non arrivano indicazioni confortanti nel senso che il silenzio che continua a circondare la società peloritana assomiglia tanto a una cortina di fumo di dubbia natura. C'è, infatti, chi vorrebbe leggere in questo atteggiamento volutamente chiuso, una mossa strategica per far venir fuori coloro i quali abbiano ancora qualche intenzione costruttiva. Come dire che i Franza vogliono tirarla fino all'ultimo istante, prima di di mettere in scena l'ultimo colpo di teatro attraverso un repentino passo indietro. E, d'altra parte, la cifra che deve essere corrisposta a brevissimo giro di posta non è così rilevante: trattasi di due milioni di euro. Una cifra quasi irrisoria rispetto al valore di un campionato di respiro nazionale come quello cadetto ma ancora più insignificante se si pensa alla montagna di soldi buttati al macero in questi anni per operazioni e scelte discutibili. ma c'è anche l'interpretazione pessimista.
E cioé quella seconda la quale l'attuale proprietà veramente non vuol più saperne del calcio e, anche a costo di perdere il valore economico di un titolo sportivo così importante, è disposta a non iscrivere la squadra, perdendo, fra l'altro, anche il patrimonio – anch'esso economico – dei calciatori. Non è un mistero, infatti, che le uniche mosse dei dirigenti peloritani intrapresi dalla fine della stagione scorsa ad oggi siano stati all'insegna della "smobilitazione". Il direttore sportivo Renato Favero sta continuando, quasi disperatamente oltreché inutilmente, nell'opera di vendita virtuale dell'argenteria giallorossa senza, ovviamente, trovare alcun alcun acquirente. Si attende fatalmente che i "pezzi pregiati" possano essere rilevati a costo zero qualora l'irreparabile – leggasi non iscrizione al prossimo torneo di B – dovesse diventare realtà.
Nel frattempo il direttore generale Sergio Gasparin continua imperterrito a svolgere l'ordinaria amministrazione (quale?) quasi fosse il famoso soldato giapponese che non sa che la guerra è finita e continua a mantenere la sua posizione.
In tutto questo complicato "bailamme" di semplici supposizioni e continue illazioni s'inquadra il mutato quadro istituzionale che ha portato la città ad avere finalmente un sindaco, vale a dire un interlocutore preciso con cui la società, ma anche la tifoseria, possano confrontarsi per capire quale tipo di futuro potrà avere il calcio in questa città. Certo è che l'ottimismo palesato dai Franza nella conferenza stampa di una dozzina di giorni fa non ha trovato alcun riscontro nella realtà dei fatti, malgrado la concomitanza ghiotta della competizione elettorale.
Al momento – e non è che manchi tanto al fatidico giorno X – nessun imprenditore si è fatto avanti, mentre le voci che si sono rincorse in queste ore in maniera incontrollata non hanno fatto altro che acuire quel clima di assoluta sfiducia che sta rischiando di sfociare nella rassegnazione. L'unico dato positivo è rappresentato tuttavia dal fatto che ormai, nel bene o nel male, non si potrà attendere più di tanto. I protagonisti di questa vicenda dovranno uscire allo scoperto e ufficializzare quella che è la reale situazione. Senza provocazioni, senza proclami, senza promesse. Occorrerà capire, infatti, se varrà la pena ancora parlare (o scrivere) di calcio in questa città o dovremo assistere all'ennesima caduta di un sodalizio che, purtroppo, non trova pace, per un motivo o per un altro.
Il patteggiamento di ieri per la vicenda di Calciopoli-bis da un lato tranquillizza perché un'ammenda e una doppia ammonizione non sono conseguenze così letali, ma dall'altro ci ricorda che forse questo presente è pesantemente condizionato da un passato recente non proprio ben consigliato. Per il futuro (sempre ammesso che ce ne sarà uno), quindi, evitiamo altri colpi di testa.
|