Dopo l’incidente è scappato con gli occhi lucidi
Chiellini in lacrime, il posto da titolare non lo può consolare
Testa bassa, occhi lucidi, zero saluti ai tifosi che l’invocano, Giorgio Chiellini è il primo a uscire dagli spogliatoi e a infilarsi sul pullman che riporterà gli azzurri all’hotel di Baden. Il più abbacchiato della compagnia se ne resta immobile al suo posto, cellulare ogni tanto all’orecchio, aspettando oltre venti minuti che tutti siano saliti a bordo. E hai un bel da dire, e i compagni pure lo fanno, che non l’hai fatto apposta, che certi contrasti così si fanno a ogni allenamento, che poteva capitare a chiunque: pesa parecchio l’aver messo la zampa dentro l’azione che ha spedito a casa Fabio Cannavaro, il tuo capitano, il Pallone d’Oro, alla vigilia degli Europei. E chissà se consola, la possibilità di prenderne il posto in mezzo alla difesa, nell’assetto che già ieri sera Donadoni e Buso, il tattico dello staff, stavano ridisegnando.
Sono preoccupati tutti, del crack di Cannavaro, soprattutto Buffon, che appena mette piede fuori dal campo parlotta con Gigi Riva, chiedendo notizie del compagno. Non belle. Forzatamente, il ct dovrà inventarsi nuovi equilibri, a una settimana scarsa dall’esordio contro l’Olanda che avrà tutti i difetti del pianeta, ma non certo annidati in attacco. Quasi superfluo sottolineare che il pezzo perso è quello che Donadoni metteva in qualsiasi puzzle, l’architrave della retroguardia, quella che aveva consegnato agli azzurri il Mondiale. C’è sempre stato Cannavaro, dentro l’Italia di Donadoni, pure quando la serata pareva scontata, come contro le Far Oer, nel novembre scorso: esperimenti ovunque, in mezzo al prato, pure in difesa, ma non al posto dello stopper napoletano. Troppo importante, il capitano. Chiellini, fu sperimentato proprio quella notte, e fece centro, anche davanti, con un gol. L’ha sempre avuto, il colpo avanzato: con due reti, di testa, il marchio della casa, due anni fa riportò in A la Juve, e quest’anno l’ha levata dai guai un paio di volte. Per indole dell’anticipo e irruenza fisica, a occhio, è quello che meglio può rimpiazzare il collega azzoppato. Meglio di Materazzi, per esempio. Tipo tosto, Chiellini, pure troppo quando indossa il costume da gioco, pare un’altra persona. Razionalissimo fuori, maniaco della matematica, e della statistica di più, iscritto a Economia e commercio, sul prato cambia connotati. Nemmeno sua mamma, lo riconosce: «Lo so - raccontò una volta il difensore della Juve - mi dice che certe volte non mi riconosce perché ho gli occhi fuori dalle orbite: in campo sono clamorosamente impulsivo, mi sfogo, non mi controllo, sono tutto forza e corsa, ma poco cervello. Giocando da stopper devo essere più lucido: forse in quel ruolo riuscirò a conciliare le mie due personalità».
Pensare che, a fare il centrale, c’è finito quasi per caso: nato terzino sinistro, fu Deschamps a inaugurarlo nella terra di mezzo, da dove pure Ranieri, dopo qualche dubbio, non l’ha più mosso. Chiellini l’ha ripagato, con pochi errori e molti salvataggi. Azzerrò anche Ibra, nel primo incrocio con l’Inter, pure a muso duro, quasi da mani addosso. Fino al fischio finale, poi basta: «Quando finisce la partita - disse Chiellini - per me è tutto a posto». Non ieri, anche se poteva capitare a chiunque
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GELESI OVUNQUE
AAAAAAAHHH COME GIOCA DEL PIERO
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