Truffa del Gas
Milano, inchiesta della Procura. «Perdite della rete fatte pagare due volte»
«Gas, truffa misurazioni: bollette su del 6%»
Indagate Eni (Scaroni), Snam (Malacarne) e Aem (Zuccoli)
MILANO — La bolletta del gas degli italiani va riscritta da cima a fondo. Almeno secondo la Procura di Milano, in versione paladina dei consumatori. Perché per tre quarti del gas veicolato in Italia le società di fornitura adottano «una nuova e illecita unità di misura» (seppure «accettata dalla parte privata per adesione nel contratto») che arrotonda la bolletta sempre al rialzo, a spese del consumatore e in media anche del 6%. Perché le perdite di rete nel trasporto del gas vengono, nella tariffa, fatte «illecitamente pagare due volte al- l'utente finale, una volta come tariffa di vettoriamento e una seconda nel prezzo di vendita». Perché «la vetustà dei contatori» diventa «fonte di errore in danno del consumatore». E perché «una catena di misura illegale sotto il profilo metrologico, e priva del requisito di certezza», finisce per «sottrarre alla fase dell'accertamento fiscale», in impianti come quelli di Mazara del Vallo, «da 3mila a 5mila tonnellate di gas al giorno». Tutto ignorato dall'«Autorità per l'energia elettrica e il gas» (Aeeg), oppure «occultatole dalle imprese», come «emerge chiaramente dalle testimonianze dei suoi direttori di sezione».
■ La replica dell'Eni: nessun danno ai consumatori
PERQUISIZIONI — Sono questi gli snodi di un'inchiesta dei pm Letizia Mannella e Sandro Raimondi su otto società indagate (in forza della legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle aziende) per le ipotesi di «truffa aggravata», «ostacolo alle funzioni di vigilanza» dell'Authority nonché della Consob, «violazione del testo unico sulle accise» e «uso di misure con falsa impronta» dal 2003 a ieri: Eni, Snam Rete Gas e Italgas
(indagati l'amministratore delegato Eni e il direttore della divisione gas, Paolo Scaroni e Domenico Dispenza, l'ad di Snam Rete Gas Carlo Malacarne, con il manager Vincenzo Cannizzo, e l'ad di Italgas Giovani Locanto); Aem, Aem Energia e Aem Gas (indagati l'ad Aem Giuliano Zuccoli, Dario Cassinelli e Roberto Gilardi in Aem Energia, e il presidente di Aem Gas, Aldo Scarselli, già capo di gabinetto del sindaco Albertini); e Arcalgas Progetti e Arcalgas Energie (controllate al 60% dalla Camfin di Tronchetti Provera e al 40% dalla Gaz de France), indagati i presidenti Agostino Covati e Angelo Ferrari. Secondo l'ipotesi dei pm, che ieri hanno acquisito carte anche al ministero delle Attività produttive, i fornitori misurano «il 70% del gas nazionale», non con misuratori «volumetrici, gli unici considerati strumenti legali di misura», ma con contatori «di tipo diaframmatico», le cui indicazioni «vengono poi corrette» con «conversione non asseverata da alcuna norma di legge».
In teoria, ogni consumatore, nel suo contratto, trova scritto che può avvalersi di apparecchiature apposite che in modo automatico correggono (esprimendoli poi in metri cubi standard) i valori dei volumi attestati dai misuratori, e li riportano alle condizioni cosiddette standard (15 gradi Celsius di temperatura e 1,01325 bar di pressione) in funzione della temperatura e della pressione del gas al momento della misurazione. Ma nella realtà, in alternativa, i dati attestati dal contatore sono dal distributore riportati alle condizioni standard «applicando un opportuno fattore di correzione», e cioè «moltiplicando le unità contatore per un coefficiente K».
L'IMPUTATO K — Solo che «il coefficiente K dovrebbe essere calcolato, ma non è, dal distributore in conformità a quanto previsto dall'Authority nella delibera 138/04». E invece «è sempre costante e sempre con valore superiore a 1, il che significa che aumenta e moltiplica sempre il valore attestato sui contatori». Anche quando magari «temperatura e pressione variano nell'anno in senso negativo», l'effetto, «invece di essere di diminuzione dei valori come dovrebbe essere, è di moltiplicazione». Di qui l'ipotesi di truffa, i cui «artifici e raggiri consistono nel fare riferimento a un fattore K indicato ingannevolmente come quello previsto dall'Authority, ma in realtà quantificato in maniera diversa e sempre favorevole al venditore di gas». È così, ad esempio, che l'Ufficio Metrico di Milano, verificando per conto dei pm la bolletta addebitata all'ospedale San Carlo, ravvisa che «il consumo è il decuplo delle differenze di lettura dei correttori», con «applicazione di un coefficiente correttivo di rilevante valore, non disgiunta da una doppia correzione». Più in generale, «non è indifferente misurare in metri cubi standard o in metri cubi a condizioni ambientali»: infatti, la differenza di condizioni «comporta una differenza tra volume di gas erogato e volume di gas misurato in condizioni standard circa del 6%». Una «differenza tale da superare almeno di tre volte l'errore massimo consentito per legge dal contatore».
Luigi Ferrarella
29 maggio 2007 corriere.it
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(Gandhi)
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