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  #21 (permalink)  
Vecchio 07-06-2007, 11: 36
L'avatar di EsisteSoloSALERNO
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Originariamente inviata da sghimbescio
..mah tutti hanno le loro colpe..chi ha girato un pò gli stadi sa che gente esaltata c'è da una parte e dall'altra..tra gli "ultras (parola ch non esiste più x me) e tra le fdo..

..posso essere d'accordo sui lacrimogeni ad altezza uomo sui manganelli girati (..lo so che fanno male....)..xò vorrei sapere dal salernitano cosa c'è di così bello e appagante nel sfaciare i cessi di uno stadio e di fare le solite scenate all'italiana di scontri (??) coi blu lanciando pezzi di cesso aste torce per concludere cosa..?..

..feriti da una parte e dall'altra per niente..diffide per essersi dati coi blu..sai che bello..
..dobbiamo ammettere che il vero modello inglese da copiare è quello delle lad e delle mob..il muoversi senza colori..casual senza dare nell'occhio e senza dare punti di riferimento a occhi indiscreti..lì hanno capito che fare casino alla c.a.z.z.o coi blu è controproducente e soprattutto non ti porta a divertirti ..
..a differenza nostra hanno semplicemente deciso di muoversi diversamente..e una volta che intorno agli stadi inglesi non si muove una foglia tutti sono contenti..

..i blu i media le società i semplici tifosi..figurati se alla pula inglese interessa se due gruppi rivali se le danno lealmente fuori da un pub o in una stazione della metro a un paio di isolati di distanza e senza che ci vadano di mezzo semplici tifosi o famiglie..ma solo chi se la sente..

..in italia il problema è che pochi se la sentono (neanche io mi metto tra quelli veramenti tosti) e molti troppi invece sono interessati a vendere il materiale a fare le coreografie (magari pagatre dalla società) a curare il loro piccolo (neanche troppo) orticello e tornaconto economico personale..

P.S...x restare in topic..è il primo minorenne italiano che sento essere tenuto dentro x una resistenza per più di qualche ora o un paio di notti..non sarà mica (ed è molto triste da dire) che non possano dire cosa sia veramente successo ameno di evitare figuracce..

..ricordiamoci che siamo nel paese (con la p volutamente minuscola) di Ustica e molti altri segreti indicibili..
ti quoto su tutto...anche se insieme alla resistenza mettici anche un'aggressione, tentato omicidio(almeno credo che se ti cade un lavabo da 30 metri, la cassa toracica se ne va a farsi fott'ere!!), quindi tanto scandaloso nn lo trovo, anzi, dovrebbero essere tutte così le sentenze, così a qualche guappetto di cartone passerebbe la voglia di fare i buoni!!!
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  #22 (permalink)  
Vecchio 07-06-2007, 12: 09
L'avatar di fabtrip
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Originariamente inviata da EsisteSoloSALERNO
ti quoto su tutto...anche se insieme alla resistenza mettici anche un'aggressione, tentato omicidio(almeno credo che se ti cade un lavabo da 30 metri, la cassa toracica se ne va a farsi fott'ere!!), quindi tanto scandaloso nn lo trovo, anzi, dovrebbero essere tutte così le sentenze, così a qualche guappetto di cartone passerebbe la voglia di fare i buoni!!!

CERTO A TE DAREI 12 ANNI PER AVER LANCIATO LA BOTTIGLIETTAA D'ACQUA.... MA VATTI A FARE UN BAGNETTO A MARE CHE E MEGLIO CHE VUOI DISCUTERE DI COSE CHE NON SAI NEANCHE DI COSA STAI PARLANDO
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  #23 (permalink)  
Vecchio 07-06-2007, 12: 50
L'avatar di patrulla
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ormai è chiaro come andrà a finire, la repressione continuerà così come la disinformazione, non si troverà il colpevole e tutto passerà sotto silenzio, purtroppo è la storia d'italia che si ripete ma purtroppo questo è frutto dell'immobilismo , del rin********mento ,del tengo famiglia e della pochezza sia della classe giornalistica che del popolo italiano
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"Io ho iniziato a 8 anni a leccare la gnocca"(davide12wcitta, 26.01.2007)

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  #24 (permalink)  
Vecchio 09-06-2007, 21: 24
L'avatar di Foligno74
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Originariamente inviata da fabtrip
O PER LA MADOOOONNA A TIRATO UN LAVABO E COLPEVOLE PERCHE' HA RESISTITO ECC. ECC.

MA CHI DI NOI NON HA TIRATO UN PEZZO DI CESSO DAI, A REGGIO VOLAVANO RUBINETTI, A BERGAMO MI RICORDO CHE I CESSI NON ESISTEVANO PRATICAMENTE PIU' MANCO IL RIVESTIMENTO UN BUCO PER TERRA E TUTTO CEMENTO MANCO PIU' NA PIASTRELLA MA DAI CHI DI NOI NON HA TIRATO UN PUGNO O UN CALCIO O NA FIBBIATA NGAP ALLA CELERE, IO A VERONA HO STRAPPATO NA MANCIATA DI PELI DI BAFFO DI UN CELERINO CHE MI AVEVA SCASSATO LE PALL.E NE HO PRESE DOPO MA CHI O BECCATO LO FATTO MALE TRA ANFIBI E PUGNI, DUNQUE GLI ULTRAS TUTTI IN GALERA?? E LA CELERE CHE SI DIFENDE SPARANDO LACRIMOGENI E MENANDO ALLA CIECA NIENTE?? MA PER PIACERE, VALA' MO VOGLIO VEDERE CON I TORNELLI SE LA CELERE PèUO' TRANQUILLAMENTE ROMPERE LE PALL,E E NESSUNO SI MUOVE PERCHE' QUESTO PENSA LA GENTE CHE I TORNELLI HA UN SISTEMA CCHE TI INIETTA VALIUM... E TIENE TUTTI CALMI E TRANQUILLI E PARLO DI CELERE E NON DI CARABINIERI PERCHE' QUELLI SONO ANCORA PIU' CRIMINALI USANO IL CALCIO DI CARABINA E QUELLO E LEGNO E QUANDO ARRIVA TI METTE A SEDERE OLTRE CHE FA MAL
le FDO staranno negli stadi finchè negli stadi entreranno quelli che la pensano come te, perchè non spacchi i rubinetti di casa tua!!! ah è vero quelli poi ti tocca ricomprarli.

se allo stadio si andasse per tifare e vedere una partita le FDO non servirebbero manco per un decimo di secondo.

il problema è che in italia non si sta in galera e non si ripaga nulla, vedrai che quando c'è la certezza di scontare la pena e ripagare i danni poi gli imbecilli ci pensano 10 volte prima di fare casino.
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  #25 (permalink)  
Vecchio 19-06-2007, 01: 27
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Originariamente inviata da Foligno74
le FDO staranno negli stadi finchè negli stadi entreranno quelli che la pensano come te, perchè non spacchi i rubinetti di casa tua!!! ah è vero quelli poi ti tocca ricomprarli.

se allo stadio si andasse per tifare e vedere una partita le FDO non servirebbero manco per un decimo di secondo.

il problema è che in italia non si sta in galera e non si ripaga nulla, vedrai che quando c'è la certezza di scontare la pena e ripagare i danni poi gli imbecilli ci pensano 10 volte prima di fare casino.
HAI RAGIONE FOLI' HAI PROPRIO RAGIONE, ALLORA MI SA CHE NON AVETE CAPITO NIENTE, FDO ALLO STADIO SIGNIFICA VEDERSI LA PARTITA GRATIS, BUTTARE MAZZATE ED ESSERE AUTORIZZATI E ALLA FINE ESSERE PAGATI A PESO D'ORO, ALLA FINE MI SA CHE E ORA CHE COMINCI A GIRARE QUALCHE STADIO D'ITALIA DI UN CERTO LIVELLO SE RAGIONI COSI', IO NON GIUSTIFICO CHI LANCIA I RUBINETTI MA MANCO CAZZ.O CHI MI SPARA AD ALTEZZA UOMO E RICORDATI CHE SE E UNA PARTITA A RISCHIO E NON HAI INTENZIONE DI FARE CASINO CI PENSANO LORO A FARTELO FARE PERCHE' OGGI COME OGGI IL 99 X 100 DEGL'INCIDENTI ALLO STADIO SONO PROVOCATI DA CARICHE INVENTATE DALLE FDO ... CREDIMI E APPREPARATI CHE NE VEDRAI DI COTTE E DI CRUDE
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  #26 (permalink)  
Vecchio 19-06-2007, 14: 41
L'avatar di Foligno74
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ho visto molte partite e non m'ha mai rotto le scatole la polizia, ci sarà un perchè!!!

te lo spiego brevemente, la mentalità ultras degli scontri non appartiene al mio dna, semplice. io la domenica mi vado a vedere la partita e tifare nulla di più nulla di meno.
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  #27 (permalink)  
Vecchio 21-06-2007, 01: 34
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Originariamente inviata da Foligno74
ho visto molte partite e non m'ha mai rotto le scatole la polizia, ci sarà un perchè!!!

te lo spiego brevemente, la mentalità ultras degli scontri non appartiene al mio dna, semplice. io la domenica mi vado a vedere la partita e tifare nulla di più nulla di meno.
BRAVO BRAVO MENTALITA' GIUSTA, TUTTI QUESTI ULTRAS AL PATIBOLO, LA FDO A SEMPRE RAGIONE ..... FOLI' SCUSA VE' TU HAI 33 ANNI E MI DICI A ME CHE CHE SONO GLI ULTRAS LA CAUSA DI TUTTI I CASINI??? RISPONDIMI
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  #28 (permalink)  
Vecchio 25-06-2007, 19: 25
L'avatar di AQUILASELVAGGIA
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è un pò lunghetta ma ne vale la pena!

Rivogliamo la nostra Dignità

Illustrissimo ministro Melandri

siamo i Ragazzi della Curva Nord Brescia 1911, un gruppo Ultras presente sul territorio bresciano da una decina d’anni.
Lo spunto che ci ha portato a scriverLe è la notizia dell’annullamento dell’ordine di arresto per omicidio del ragazzo diciassettenne, accusato della morte dell’Ispettore Filippo Raciti nella tragica notte di Catania del 2 febbraio 2007.
Una notizia passata in secondo piano (soprattutto se si considera il clamore suscitato dalla voce dell’arresto del ragazzo) e che ha quasi fatto gridare allo scandalo.
Molti infatti, travolti e confusi da un’ondata moralista con pochi precedenti in Italia, si auspicavano che venissero confermati i sospetti riguardo al presunto omicidio e che il ragazzino pagasse senza sconti di pena.
Fino ad oggi a nulla erano serviti i tentativi e gli appelli dell’avvocato difensore che, con molta tenacia e fermezza, tentava di far riflettere la coscienza nazionale portando alla luce, una dopo l’altra, prove inconfutabili che hanno dimostrato finalmente la verità.
Quella verità oscurata da una voglia di giustizia che, pur legittima, si è trasformata in un tentativo di vendetta perpetrato sulla pelle di un minorenne di Catania e sull’intero mondo del tifo organizzato.

Premettiamo che non è nostra intenzione, con questa lettera, sminuire o peggio ancora cancellare quanto è successo a Catania, e nemmeno offendere la memoria di Raciti o la sua famiglia, alla quale siamo ancora moralmente vicini. Questo perché, per quanto ci riguarda, il rispetto per la vita è, unitamente a quello per i diritti umani, uno dei valori fondamentali per i quali ci siamo sempre battuti.
Inoltre, pur avendo una discreta esperienza riguardo ai processi ed alle facili sentenze che colpiscono sempre più spesso e sempre più deliberatamente il mondo Ultras, non faremo congetture e non tireremo conclusioni sommarie, considerando oltretutto che è in pieno corso un’indagine della magistratura; ci sforzeremo poi di non rifare il verso a coloro che fino ad oggi avevano data per scontata la colpevolezza del ragazzo minorenne incarcerato da quattro mesi, evitando così inutili supposizioni, accuse e sospetti.

Eviteremo tutto questo e molto altro ancora, ma ciò che soprattutto non faremo, sarà d’ignorare quest’importante verità che scagiona anche il nostro mondo da una delle accuse più infamanti e false: quella di essere degli sporchi assassini.
Senza dubbio, la morte di Filippo Raciti è stata la conseguenza, seppur indiretta, della guerriglia scatenatasi a Catania quella sera (per ragioni ai più ancora sconosciute) e per questo non vanno dimenticate certe responsabilità; ma ciò che conta, ovviamente dal punto di vista strettamente giuridico, è che ad uccidere Filippo Raciti non sia stato un Ultras.
Una morte fra l’altro che doveva e poteva essere evitata, se solo si fosse affrontato il problema dell’ordine pubblico all’interno degli stadi per tempo ed in modo completamente diverso da quello utilizzato negli ultimi vent’anni.
Infatti, se nessuno dotato di un po’ di coscienza può mettere in dubbio la violenza scaturita quella sera, molti potrebbero però obiettare sui metodi repressivi impiegati fino ad oggi nei confronti di tutti i tifosi organizzati; sistemi che vanno ben al di là della costituzione civile. Giusto per la cronaca, sono appunto vent’anni che si sfornano e si applicano sommariamente leggi speciali ad hoc talmente anticostituzionali che non hanno fatto altro che aumentare la rabbia, la tensione e la voglia di vendetta fra polizia e tifosi.

Illustrissimo ministro, perdoni la nostra franchezza, ma sebbene con questo non si voglia assolutamente giustificare la morte di un uomo, vogliamo dirLe che siamo stanchi di sentire certi discorsi ipocriti fatti da persone che non si sono certo dimostrate migliori di noi e di vedere il nostro mondo martoriato e strumentalizzato dalle stesse che, evidentemente, conoscono a mala pena certe croniche mancanze. Per questo, dopo quattro mesi, Le scriviamo.

Principalmente per invitarLa a riflettere sull’inutilità e sulla pericolosità di certe scelte che ci è sembrato siano state influenzate più che altro dal bombardamento mediatico derivato dall’emotività e dall’allarmismo creati, non a caso, da certa stampa.
Sconvolgimenti emotivi che hanno portato all’ennesima caccia alle streghe ed alla conseguente e definitiva criminalizzazione del mondo Ultras, descritto ormai come fosse un grave tumore da estirpare nel più breve tempo possibile.

Non ci fraintenda, quello che noi Le raccontiamo non è un atto d’accusa o, peggio ancora, una patetica richiesta di perdono o qualsivoglia privilegio, bensì l’umile e forse ultimo tentativo di analizzare tutto ciò che è seguito a quella notte. Un difficile sforzo che ha come scopo quello di far restituire al nostro mondo quantomeno quel briciolo di dignità che ci spetta e che ci è stata sommariamente ed arbitrariamente tolta, grazie anche e principalmente alla gogna mediatica attivata senza ritegno approfittando oltretutto della confusione generale.
Un impegno che vorrebbe soprattutto evitare nuove tragedie umane.
Per questo, dopo quattro mesi, domenica torneremo a cantare e a far sentire la nostra voce chiedendo come sempre Giustizia, Verità e soprattutto Rispetto.

Probabilmente Lei non potrà ricordare, ma due giorni dopo la notte di Catania, prima dell’emanazione del nuovo decreto super-repressivo (esattamente la domenica, in pieno periodo di “caccia alle streghe”, quando ogni giornale, tg, trasmissione sportiva e non, gettava fango senza nemmeno tentare alcuna distinzione sul movimento Ultras, individuato erroneamente e con molta leggerezza come somma emergenza criminosa della società italiana), il nostro gruppo decise all’unanimità di fermarsi, A TEMPO INDETERMINATO, per riflettere, per rispettare in qualche modo la sacralità della vita umana, per dare la possibilità alla magistratura di fare il proprio lavoro serenamente e nel minor tempo possibile (visto che in ballo non c’erano solo la verità e la giustizia, bensì il futuro di centinaia di giovani ragazzi, la tifoseria di un’intera città e, soprattutto, il destino del mondo Ultras), per avere il tempo di individuare con sangue freddo e raziocinio delle soluzioni al problema stadio, per una seria e doverosa autocritica, perché da tempo non sussistevano più le condizioni, in termini di serenità e sicurezza, per andare in trasferta e, per ultimo ma non per questo meno importante, per dimostrare che la maggior parte dei tifosi organizzati non vivono lucrando spudoratamente sulla pelle dei tifosi “veri” o, peggio ancora, estorcendo denaro alle società!

Comunicammo questo concetto in una riunione aperta a tutti fra l’altro molto affollata, sia per quanto riguarda la stampa che l’opinione pubblica stessa, segno tangibile questo del fatto che comunque e nonostante tutto non ci sono solo pregiudizi negativi nei confronti degli Ultras.
Lo facemmo oltretutto mostrando senza paura i nostri volti (non avevamo e non abbiamo niente da nascondere, convinti di portare da sempre allo stadio ideali positivi e fondamentali, seppur con difficoltà sempre maggiori), chiedendo che insieme a noi si fermassero tutti, non per una simbolica e inutile giornata, bensì per tutto il tempo che fosse stato necessario per trovare rimedi davvero validi e soprattutto EQUI.

Rimedi che solo attraverso il dialogo ed il confronto con tutte le parti in causa (Ultras in primis, ovviamente!!!) potrebbero rivelarsi finalmente efficaci. Questo naturalmente a patto che il dialogo sia costruttivo, sincero, senza barriere sociali, senza etichettature e, soprattutto, senza dietrologie; un dialogo fatto fra uomini veri e leali.

Ci siamo accorti ben presto però che il nostro “grido” risultava sordo alle orecchie che avrebbero dovuto raccoglierlo (del resto non era la prima volta che lo esternavamo), che la costernazione e lo sconforto per la perdita di una vita umana venivano accantonate in favore della necessità di ripartire in fretta, a qualunque costo, “perché il campionato non si può sospendere, gli interessi sono tanti e la vita continua”!?! (paradossale visto che fino a pochi giorni dopo la morte di Raciti tutti, sottolineiamo tutti, oltre che ad auspicare uno stop clamoroso e senza precedenti di tutto il sistema calcio, ostentavano disprezzo e sentenze sommarie volti a criminalizzare una parte del mondo del calcio, ovviamente la nostra).

Si ripartì quindi senza di noi. Pochi stadi chiusi, molta desolazione e tantissima propaganda moralizzatrice: questo lo scenario.
Fu approvata una legge tanto frettolosa e lacunosa e incostituzionalmente repressiva, quanto inutile e confusionaria (lo prova il fatto che certe situazioni si siano ripetute, nonostante tutto, in modo costante, banale e pericoloso e che la stessa legge sia stata applicata sconsideratamente ed in modo ancor più discrezionale, questo ovviamente a seconda del caso, della questura oppure degli interessi in ballo).

Nel frattempo, a Catania nessuno si era preoccupato di attendere quantomeno che fosse fatta chiarezza sui fatti e un ragazzino minorenne fu dato in pasto all’opinione pubblica, condannato ancor prima della conclusione delle indagini sulla base di ipotesi e congetture senza alcun supporto probante (oltretutto non dimentichiamo che questo ragazzo, oggi finalmente scagionato dalla pesante accusa di omicidio, ha comunque già scontato una pena durissima e sproporzionata rispetto alle sue presunte responsabilità e che, probabilmente, resterà segnato e condizionato per tutto il resto della sua vita).

Precisiamo che durante questa lunga fase che ci ha visti spettatori inermi e che noi amiamo definirla di riflessione, il nostro impegno è stato interamente concentrato al di fuori della curva, nel difficile tentativo di contro-informare l’opinione pubblica, portando alla luce quei nobili valori appartenenti al nostro spirito Ultras e sottolineando l’ingiustizia nonché l’inutilità della repressione.
Questo ovviamente senza fare dell’inutile vittimismo e senza dimenticare mai le responsabilità oggettive che riguardano il nostro mondo; un mondo che non sarà probabilmente un paesaggio idilliaco, ma nemmeno una bolgia dantesca (sicuramente non è mai stata una zona franca come qualcuno sostiene, anche perché chi sbaglia paga, sempre e pesantemente!).

Naturalmente, coerenti con la nostra linea, non abbiamo ripreso a tifare, né tanto meno ad affrontare la trasferte.
Ci siamo “limitati” ad aprirci alla gente comune attraverso varie iniziative, come ad esempio la nostra festa, che vede la partecipazione di decine di migliaia di persone (in primis famiglie e bambini!! particolare curioso quando, in ogni dove, si sente dire che sono proprio gli Ultras ad allontanare i bambini dallo stadio!!!); attraverso gli incontri con i giovani nelle scuole, attraverso il dialogo con i rappresentanti delle Istituzioni che hanno accettato di confrontarsi lealmente e costruttivamente con noi (per quanto ci riguarda, ribadiamo che quello del confronto basato sulla lealtà e sul rispetto è l’unica soluzione possibile ed auspicabile per fare maturare non solamente il mondo Ultras, ma l’intera società che, ci sembra, abbia molti più problemi di quanto si voglia far credere ai cittadini).

Abbiamo discusso in ogni forma, sempre con la consapevolezza che gran parte della responsabilità di questo difficile momento storico vada imputata agli errori commessi dai gruppi organizzati, ma non solo, visto che abbiamo potuto provare sulla nostra pelle molti eccessi ed abusi non riconducibili ai soli Ultras (per questo Le consigliamo di ascoltare con molta attenzione quanto vissuto da migliaia di tifosi in situazioni che definiremmo, usando un eufemismo, paradossali rispetto a quello che spesso viene raccontato).

Durante queste discussioni e questi incontri abbiamo riscontrato il profondo rispetto che molte persone provano nei nostri confronti; rispetto che oltre a darci la forza di ricominciare dimostra ancora una volta il valore positivo di una realtà sociale ed aggregativa come la nostra che rimanda decisamente al mondo Ultras.

Illustrissimo ministro, noi siamo consapevoli dei nostri limiti e ci sforziamo costantemente di migliorare la nostra condotta che però, le piaccia o meno, non sarà mai quella di certi santi blasonati che qualcuno vuole imporci (anche perché, non lo dimentichi, siamo dei comunissimi mortali, prigionieri di una fede e dotati di una grande passione).
Eppure, nonostante tutto, ci sforziamo ancora di trasmettere in qualche maniera ai ragazzi più giovani sentimenti positivi e valori fondamentali quali Amicizia, rispetto, lealtà, solidarietà, obbligandoli magari a riflettere sulle conseguenze di certe azioni devastanti.
Per questo siamo anche coscienti della responsabilità che deriva da ogni nostro gesto e ribadiamo, quando ci è possibile, l’importanza sociale che riveste il nostro gruppo all’interno del tessuto sociale della nostra splendida città.
Per questo non molleremo mai!

Illustrissimo ministro, per concludere, vogliamo dirLe che noi, come tanti altri tifosi, dopo la morte di Raciti ci siamo fermati a riflettere convinti di avere avuto delle responsabilità in quello che è successo a Catania. Ci siamo messi in discussione, come del resto abbiamo messo in discussione la nostra storia e soprattutto la nostra coscienza, alla ricerca di nuove motivazioni e nuovi stimoli oltre che d’eventuali responsabilità.

Purtroppo, dopo quattro mesi di attacchi mediatici; dopo una legge che a Brescia ed in molte altre città vieta non solo le magliette o le sciarpe del gruppo, ma perfino le magliette recanti un articolo della Costituzione Italiana (sulla libertà di espressione) che Lei come tanti altri dovrebbe invece difendere; dopo che gran parte della Nazione ha di fatto condannato per sommi capi, prima ancora della sentenza, un ragazzo minorenne per un reato gravissimo; dopo che gli stadi sono diventati “fortini inespugnabili” per tutti, in particolare per i tifosi più moderati; dopo che i fatti di teppismo e slealtà (incompatibili con la nostra Mentalità) non sono per nulla calati...

DOPO TUTTO QUESTO!, veniamo a sapere che ad uccidere l’ispettore Raciti non è stato un Ultras e che probabilmente non si tratta nemmeno d’omicidio, ma verosimilmente di un incidente avvenuto con un mezzo della Polizia stessa, sebbene nessuno abbia il coraggio di ammetterlo (di fronte alla morte di un poliziotto, questo piccolo particolare probabilmente per Lei non sarà poi così importante e sicuramente non alleggerisce determinate responsabilità, come del resto non risolve il problema che sta alla base e che andrebbe affrontato diversamente allo scopo di evitare ulteriori tragedie; ma per coloro che da un giorno all’altro si sono riscoperti agli occhi della gente nelle vesti di vili assassini, tutto ciò è determinante e cambia radicalmente il nostro punto di vista. Questo lo diciamo ovviamente senza generalizzare, senza fare dell’inutile vittimismo e senza volere soprattutto strumentalizzare la morte di un uomo e la vita di un ragazzino).

Illustrissimo ministro, tutti questi nuovi sviluppi non fanno altro che surrogare quanto detto in precedenza, con particolare attenzione ad alcuni concetti:
-il tipo di ruolo e d’utilizzo delle forze dell’ordine allo stadio andrebbe completamente rivisto, perché, ad oggi, non è riuscito a garantire la sicurezza generale ma, al contrario, è stato spesso focolaio di tensioni inutili e pericolose.
-la scelta di utilizzare metodi repressivi ed anticostituzionali va rivista, perché, ad oggi, ha fallito profondamente.
-il dialogo tra ogni componente del mondo-stadio (tifosi compresi) deve diventare lo strumento principale per migliorare una situazione che dai fatti di Catania ad oggi non è affatto migliorata, ma se possibile addirittura peggiorata, sebbene non si dia più risalto a certe situazioni.
-il rispetto e la lealtà, non il “buonismo” o certe logiche di… potere, devono essere alla base d’ogni scelta.
-le Libertà fondamentali non vanno mai violate, nemmeno nei contesti più “scomodi” e paradossali come il nostro.
-ecc.

Solo attraverso questo nuovo percorso il mondo Ultras, il nostro mondo, potrà fare il tanto sperato salto di “qualità”, recuperando nel frattempo quella Dignità cancellata con superficialità e leggerezza da tutto ciò che è stato detto, scritto e purtroppo fatto in questi mesi (sappia che, per quanto ci riguarda, l’uomo è poca cosa senza la propria Dignità).
Una Dignità che non deve risultare una generosa concessione o peggio ancora una travagliata conquista, ma un diritto naturale e sacrosanto, proprio come il diritto di vivere o la libertà d’espressione che oggi, purtroppo, per molti di noi è diventata un’utopia.
Una Dignità che rivogliamo con tutta l’anima.
Una Dignità che ci riprenderemo, anche perché sarebbe veramente difficile per noi sopportare un’altra tragedia come quella di Catania.
Illustrissimo ministro, rivogliamo la nostra Dignità!

Brescia 1911 Curva nord
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Vecchio 26-06-2007, 04: 06
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Originariamente inviata da AQUILASELVAGGIA
è un pò lunghetta ma ne vale la pena!

Rivogliamo la nostra Dignità

Illustrissimo ministro Melandri

siamo i Ragazzi della Curva Nord Brescia 1911, un gruppo Ultras presente sul territorio bresciano da una decina d’anni.
Lo spunto che ci ha portato a scriverLe è la notizia dell’annullamento dell’ordine di arresto per omicidio del ragazzo diciassettenne, accusato della morte dell’Ispettore Filippo Raciti nella tragica notte di Catania del 2 febbraio 2007.
Una notizia passata in secondo piano (soprattutto se si considera il clamore suscitato dalla voce dell’arresto del ragazzo) e che ha quasi fatto gridare allo scandalo.
Molti infatti, travolti e confusi da un’ondata moralista con pochi precedenti in Italia, si auspicavano che venissero confermati i sospetti riguardo al presunto omicidio e che il ragazzino pagasse senza sconti di pena.
Fino ad oggi a nulla erano serviti i tentativi e gli appelli dell’avvocato difensore che, con molta tenacia e fermezza, tentava di far riflettere la coscienza nazionale portando alla luce, una dopo l’altra, prove inconfutabili che hanno dimostrato finalmente la verità.
Quella verità oscurata da una voglia di giustizia che, pur legittima, si è trasformata in un tentativo di vendetta perpetrato sulla pelle di un minorenne di Catania e sull’intero mondo del tifo organizzato.

Premettiamo che non è nostra intenzione, con questa lettera, sminuire o peggio ancora cancellare quanto è successo a Catania, e nemmeno offendere la memoria di Raciti o la sua famiglia, alla quale siamo ancora moralmente vicini. Questo perché, per quanto ci riguarda, il rispetto per la vita è, unitamente a quello per i diritti umani, uno dei valori fondamentali per i quali ci siamo sempre battuti.
Inoltre, pur avendo una discreta esperienza riguardo ai processi ed alle facili sentenze che colpiscono sempre più spesso e sempre più deliberatamente il mondo Ultras, non faremo congetture e non tireremo conclusioni sommarie, considerando oltretutto che è in pieno corso un’indagine della magistratura; ci sforzeremo poi di non rifare il verso a coloro che fino ad oggi avevano data per scontata la colpevolezza del ragazzo minorenne incarcerato da quattro mesi, evitando così inutili supposizioni, accuse e sospetti.

Eviteremo tutto questo e molto altro ancora, ma ciò che soprattutto non faremo, sarà d’ignorare quest’importante verità che scagiona anche il nostro mondo da una delle accuse più infamanti e false: quella di essere degli sporchi assassini.
Senza dubbio, la morte di Filippo Raciti è stata la conseguenza, seppur indiretta, della guerriglia scatenatasi a Catania quella sera (per ragioni ai più ancora sconosciute) e per questo non vanno dimenticate certe responsabilità; ma ciò che conta, ovviamente dal punto di vista strettamente giuridico, è che ad uccidere Filippo Raciti non sia stato un Ultras.
Una morte fra l’altro che doveva e poteva essere evitata, se solo si fosse affrontato il problema dell’ordine pubblico all’interno degli stadi per tempo ed in modo completamente diverso da quello utilizzato negli ultimi vent’anni.
Infatti, se nessuno dotato di un po’ di coscienza può mettere in dubbio la violenza scaturita quella sera, molti potrebbero però obiettare sui metodi repressivi impiegati fino ad oggi nei confronti di tutti i tifosi organizzati; sistemi che vanno ben al di là della costituzione civile. Giusto per la cronaca, sono appunto vent’anni che si sfornano e si applicano sommariamente leggi speciali ad hoc talmente anticostituzionali che non hanno fatto altro che aumentare la rabbia, la tensione e la voglia di vendetta fra polizia e tifosi.

Illustrissimo ministro, perdoni la nostra franchezza, ma sebbene con questo non si voglia assolutamente giustificare la morte di un uomo, vogliamo dirLe che siamo stanchi di sentire certi discorsi ipocriti fatti da persone che non si sono certo dimostrate migliori di noi e di vedere il nostro mondo martoriato e strumentalizzato dalle stesse che, evidentemente, conoscono a mala pena certe croniche mancanze. Per questo, dopo quattro mesi, Le scriviamo.

Principalmente per invitarLa a riflettere sull’inutilità e sulla pericolosità di certe scelte che ci è sembrato siano state influenzate più che altro dal bombardamento mediatico derivato dall’emotività e dall’allarmismo creati, non a caso, da certa stampa.
Sconvolgimenti emotivi che hanno portato all’ennesima caccia alle streghe ed alla conseguente e definitiva criminalizzazione del mondo Ultras, descritto ormai come fosse un grave tumore da estirpare nel più breve tempo possibile.

Non ci fraintenda, quello che noi Le raccontiamo non è un atto d’accusa o, peggio ancora, una patetica richiesta di perdono o qualsivoglia privilegio, bensì l’umile e forse ultimo tentativo di analizzare tutto ciò che è seguito a quella notte. Un difficile sforzo che ha come scopo quello di far restituire al nostro mondo quantomeno quel briciolo di dignità che ci spetta e che ci è stata sommariamente ed arbitrariamente tolta, grazie anche e principalmente alla gogna mediatica attivata senza ritegno approfittando oltretutto della confusione generale.
Un impegno che vorrebbe soprattutto evitare nuove tragedie umane.
Per questo, dopo quattro mesi, domenica torneremo a cantare e a far sentire la nostra voce chiedendo come sempre Giustizia, Verità e soprattutto Rispetto.

Probabilmente Lei non potrà ricordare, ma due giorni dopo la notte di Catania, prima dell’emanazione del nuovo decreto super-repressivo (esattamente la domenica, in pieno periodo di “caccia alle streghe”, quando ogni giornale, tg, trasmissione sportiva e non, gettava fango senza nemmeno tentare alcuna distinzione sul movimento Ultras, individuato erroneamente e con molta leggerezza come somma emergenza criminosa della società italiana), il nostro gruppo decise all’unanimità di fermarsi, A TEMPO INDETERMINATO, per riflettere, per rispettare in qualche modo la sacralità della vita umana, per dare la possibilità alla magistratura di fare il proprio lavoro serenamente e nel minor tempo possibile (visto che in ballo non c’erano solo la verità e la giustizia, bensì il futuro di centinaia di giovani ragazzi, la tifoseria di un’intera città e, soprattutto, il destino del mondo Ultras), per avere il tempo di individuare con sangue freddo e raziocinio delle soluzioni al problema stadio, per una seria e doverosa autocritica, perché da tempo non sussistevano più le condizioni, in termini di serenità e sicurezza, per andare in trasferta e, per ultimo ma non per questo meno importante, per dimostrare che la maggior parte dei tifosi organizzati non vivono lucrando spudoratamente sulla pelle dei tifosi “veri” o, peggio ancora, estorcendo denaro alle società!

Comunicammo questo concetto in una riunione aperta a tutti fra l’altro molto affollata, sia per quanto riguarda la stampa che l’opinione pubblica stessa, segno tangibile questo del fatto che comunque e nonostante tutto non ci sono solo pregiudizi negativi nei confronti degli Ultras.
Lo facemmo oltretutto mostrando senza paura i nostri volti (non avevamo e non abbiamo niente da nascondere, convinti di portare da sempre allo stadio ideali positivi e fondamentali, seppur con difficoltà sempre maggiori), chiedendo che insieme a noi si fermassero tutti, non per una simbolica e inutile giornata, bensì per tutto il tempo che fosse stato necessario per trovare rimedi davvero validi e soprattutto EQUI.

Rimedi che solo attraverso il dialogo ed il confronto con tutte le parti in causa (Ultras in primis, ovviamente!!!) potrebbero rivelarsi finalmente efficaci. Questo naturalmente a patto che il dialogo sia costruttivo, sincero, senza barriere sociali, senza etichettature e, soprattutto, senza dietrologie; un dialogo fatto fra uomini veri e leali.

Ci siamo accorti ben presto però che il nostro “grido” risultava sordo alle orecchie che avrebbero dovuto raccoglierlo (del resto non era la prima volta che lo esternavamo), che la costernazione e lo sconforto per la perdita di una vita umana venivano accantonate in favore della necessità di ripartire in fretta, a qualunque costo, “perché il campionato non si può sospendere, gli interessi sono tanti e la vita continua”!?! (paradossale visto che fino a pochi giorni dopo la morte di Raciti tutti, sottolineiamo tutti, oltre che ad auspicare uno stop clamoroso e senza precedenti di tutto il sistema calcio, ostentavano disprezzo e sentenze sommarie volti a criminalizzare una parte del mondo del calcio, ovviamente la nostra).

Si ripartì quindi senza di noi. Pochi stadi chiusi, molta desolazione e tantissima propaganda moralizzatrice: questo lo scenario.
Fu approvata una legge tanto frettolosa e lacunosa e incostituzionalmente repressiva, quanto inutile e confusionaria (lo prova il fatto che certe situazioni si siano ripetute, nonostante tutto, in modo costante, banale e pericoloso e che la stessa legge sia stata applicata sconsideratamente ed in modo ancor più discrezionale, questo ovviamente a seconda del caso, della questura oppure degli interessi in ballo).

Nel frattempo, a Catania nessuno si era preoccupato di attendere quantomeno che fosse fatta chiarezza sui fatti e un ragazzino minorenne fu dato in pasto all’opinione pubblica, condannato ancor prima della conclusione delle indagini sulla base di ipotesi e congetture senza alcun supporto probante (oltretutto non dimentichiamo che questo ragazzo, oggi finalmente scagionato dalla pesante accusa di omicidio, ha comunque già scontato una pena durissima e sproporzionata rispetto alle sue presunte responsabilità e che, probabilmente, resterà segnato e condizionato per tutto il resto della sua vita).

Precisiamo che durante questa lunga fase che ci ha visti spettatori inermi e che noi amiamo definirla di riflessione, il nostro impegno è stato interamente concentrato al di fuori della curva, nel difficile tentativo di contro-informare l’opinione pubblica, portando alla luce quei nobili valori appartenenti al nostro spirito Ultras e sottolineando l’ingiustizia nonché l’inutilità della repressione.
Questo ovviamente senza fare dell’inutile vittimismo e senza dimenticare mai le responsabilità oggettive che riguardano il nostro mondo; un mondo che non sarà probabilmente un paesaggio idilliaco, ma nemmeno una bolgia dantesca (sicuramente non è mai stata una zona franca come qualcuno sostiene, anche perché chi sbaglia paga, sempre e pesantemente!).

Naturalmente, coerenti con la nostra linea, non abbiamo ripreso a tifare, né tanto meno ad affrontare la trasferte.
Ci siamo “limitati” ad aprirci alla gente comune attraverso varie iniziative, come ad esempio la nostra festa, che vede la partecipazione di decine di migliaia di persone (in primis famiglie e bambini!! particolare curioso quando, in ogni dove, si sente dire che sono proprio gli Ultras ad allontanare i bambini dallo stadio!!!); attraverso gli incontri con i giovani nelle scuole, attraverso il dialogo con i rappresentanti delle Istituzioni che hanno accettato di confrontarsi lealmente e costruttivamente con noi (per quanto ci riguarda, ribadiamo che quello del confronto basato sulla lealtà e sul rispetto è l’unica soluzione possibile ed auspicabile per fare maturare non solamente il mondo Ultras, ma l’intera società che, ci sembra, abbia molti più problemi di quanto si voglia far credere ai cittadini).

Abbiamo discusso in ogni forma, sempre con la consapevolezza che gran parte della responsabilità di questo difficile momento storico vada imputata agli errori commessi dai gruppi organizzati, ma non solo, visto che abbiamo potuto provare sulla nostra pelle molti eccessi ed abusi non riconducibili ai soli Ultras (per questo Le consigliamo di ascoltare con molta attenzione quanto vissuto da migliaia di tifosi in situazioni che definiremmo, usando un eufemismo, paradossali rispetto a quello che spesso viene raccontato).

Durante queste discussioni e questi incontri abbiamo riscontrato il profondo rispetto che molte persone provano nei nostri confronti; rispetto che oltre a darci la forza di ricominciare dimostra ancora una volta il valore positivo di una realtà sociale ed aggregativa come la nostra che rimanda decisamente al mondo Ultras.

Illustrissimo ministro, noi siamo consapevoli dei nostri limiti e ci sforziamo costantemente di migliorare la nostra condotta che però, le piaccia o meno, non sarà mai quella di certi santi blasonati che qualcuno vuole imporci (anche perché, non lo dimentichi, siamo dei comunissimi mortali, prigionieri di una fede e dotati di una grande passione).
Eppure, nonostante tutto, ci sforziamo ancora di trasmettere in qualche maniera ai ragazzi più giovani sentimenti positivi e valori fondamentali quali Amicizia, rispetto, lealtà, solidarietà, obbligandoli magari a riflettere sulle conseguenze di certe azioni devastanti.
Per questo siamo anche coscienti della responsabilità che deriva da ogni nostro gesto e ribadiamo, quando ci è possibile, l’importanza sociale che riveste il nostro gruppo all’interno del tessuto sociale della nostra splendida città.
Per questo non molleremo mai!

Illustrissimo ministro, per concludere, vogliamo dirLe che noi, come tanti altri tifosi, dopo la morte di Raciti ci siamo fermati a riflettere convinti di avere avuto delle responsabilità in quello che è successo a Catania. Ci siamo messi in discussione, come del resto abbiamo messo in discussione la nostra storia e soprattutto la nostra coscienza, alla ricerca di nuove motivazioni e nuovi stimoli oltre che d’eventuali responsabilità.

Purtroppo, dopo quattro mesi di attacchi mediatici; dopo una legge che a Brescia ed in molte altre città vieta non solo le magliette o le sciarpe del gruppo, ma perfino le magliette recanti un articolo della Costituzione Italiana (sulla libertà di espressione) che Lei come tanti altri dovrebbe invece difendere; dopo che gran parte della Nazione ha di fatto condannato per sommi capi, prima ancora della sentenza, un ragazzo minorenne per un reato gravissimo; dopo che gli stadi sono diventati “fortini inespugnabili” per tutti, in particolare per i tifosi più moderati; dopo che i fatti di teppismo e slealtà (incompatibili con la nostra Mentalità) non sono per nulla calati...

DOPO TUTTO QUESTO!, veniamo a sapere che ad uccidere l’ispettore Raciti non è stato un Ultras e che probabilmente non si tratta nemmeno d’omicidio, ma verosimilmente di un incidente avvenuto con un mezzo della Polizia stessa, sebbene nessuno abbia il coraggio di ammetterlo (di fronte alla morte di un poliziotto, questo piccolo particolare probabilmente per Lei non sarà poi così importante e sicuramente non alleggerisce determinate responsabilità, come del resto non risolve il problema che sta alla base e che andrebbe affrontato diversamente allo scopo di evitare ulteriori tragedie; ma per coloro che da un giorno all’altro si sono riscoperti agli occhi della gente nelle vesti di vili assassini, tutto ciò è determinante e cambia radicalmente il nostro punto di vista. Questo lo diciamo ovviamente senza generalizzare, senza fare dell’inutile vittimismo e senza volere soprattutto strumentalizzare la morte di un uomo e la vita di un ragazzino).

Illustrissimo ministro, tutti questi nuovi sviluppi non fanno altro che surrogare quanto detto in precedenza, con particolare attenzione ad alcuni concetti:
-il tipo di ruolo e d’utilizzo delle forze dell’ordine allo stadio andrebbe completamente rivisto, perché, ad oggi, non è riuscito a garantire la sicurezza generale ma, al contrario, è stato spesso focolaio di tensioni inutili e pericolose.
-la scelta di utilizzare metodi repressivi ed anticostituzionali va rivista, perché, ad oggi, ha fallito profondamente.
-il dialogo tra ogni componente del mondo-stadio (tifosi compresi) deve diventare lo strumento principale per migliorare una situazione che dai fatti di Catania ad oggi non è affatto migliorata, ma se possibile addirittura peggiorata, sebbene non si dia più risalto a certe situazioni.
-il rispetto e la lealtà, non il “buonismo” o certe logiche di… potere, devono essere alla base d’ogni scelta.
-le Libertà fondamentali non vanno mai violate, nemmeno nei contesti più “scomodi” e paradossali come il nostro.
-ecc.

Solo attraverso questo nuovo percorso il mondo Ultras, il nostro mondo, potrà fare il tanto sperato salto di “qualità”, recuperando nel frattempo quella Dignità cancellata con superficialità e leggerezza da tutto ciò che è stato detto, scritto e purtroppo fatto in questi mesi (sappia che, per quanto ci riguarda, l’uomo è poca cosa senza la propria Dignità).
Una Dignità che non deve risultare una generosa concessione o peggio ancora una travagliata conquista, ma un diritto naturale e sacrosanto, proprio come il diritto di vivere o la libertà d’espressione che oggi, purtroppo, per molti di noi è diventata un’utopia.
Una Dignità che rivogliamo con tutta l’anima.
Una Dignità che ci riprenderemo, anche perché sarebbe veramente difficile per noi sopportare un’altra tragedia come quella di Catania.
Illustrissimo ministro, rivogliamo la nostra Dignità!

Brescia 1911 Curva nord
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Vecchio 30-06-2007, 17: 17
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IL TRIBUNALE «IL 17ENNE E' AGGRESSIVO. RESTI IN CARCERE»

Da un lato un ragazzino aggressivo punito più volte con provveddimenti disciplinari. Dall'altro, un ragazzino «fragile» che non può reggere più il dramma della detenzione. Da un lato il Tribunale nel riesame per i minorenni che ieri ha respinto l'ennesima richiesta di scarcerazione del 17enne indagato per la morte dell'ispettore Filippo Raciti. Dall'altra il prof. Giovanni Lo Castro che ha effettuato una perizia sullo stato psicologico del ragazzo detenuto ormai da quasi cinque mesi e che ritiene che ormai debba essere scarcerata. E, invece, ieri, il ragazzo ha dovuto incassare un nuovo rifiuto.
A sostegno del «no» alla sua scarcerazione, il Tribunale (presidente Emanuele Geraci a latere Emma Seminara) ha sottolineato la sua pericolosità sociale visto che, nell'ultimo mese, è stato punito con tre provvedimenti disciplinari, per gesti aggressivi, da parte dell'amministrazione penitenziari del carcere di Bicocca. Per l'ultimo episodio (si sarebbe scagliato contro due "nuovi entrati" campani), starebbe ancora scontando i 10 giorni di punizione durante i quali gli è stato vietato di partecipare alle attività ricreative.
Ancora. Gli avvocati del 17enne, Giuseppe Lipera e Grazia Coco, avevano presentato nei giorni scorsi un'istanza nella quale chiedevano ai giudici del Tribunale del Riesame davanti al quale oggi verrà discusso l'appello proposto dalla procura della Repubblica per i minorenni contro l'ordinanza con cui il gip ha scarcerato il minore per l'accusa di omicidio) di astenersi dal giudicare il ragazzo visto che lo avevano già fatto una prima volta negandogli la liberà. Ma la Corte d'appello, nonostante il pg avesse accolto le richieste dei difensori, ha respunto ieri l'istanza, ritenendo che la composizione del collegio giudicante è legittima.

da: La Sicilia


C'è da dire che il ragazzo fa di tutto per restarci in galera. Ma a questo punto - non sono nè avvocato nè giudice - visto che dopo la perizia psicologica lì, non gli si possono dare gli arresti domiciliari?
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