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Il fattaccio
Badia al Pino e l'omicidio Sandri. Un "tipico" caso di tentato insabbiamento, ma stavolta... A differenza di quanto avvenuto a Catania, ciò che è accaduto nell'autogrill di Badia al Pino lascia davvero molto poco (anche volendo essere "cauti") all'immaginazione. Pertanto non mi dilungherò su questo, sapete tutti cosa è accaduto così come quasi tutti lo avevano subito immaginato. Sapete anche degli strenui quanto goffi tentativi di insabbiamento e depistaggio (dalle mendaci dichiarazioni ufficiali dei funzionari sino al tardissimo pomeriggio, alla "sparizione" dei bossoli su 5 mq di aiuola, al tentativo di sostenere la tesi dell'"incidente" reso inefficace dalla "supertestimone" giapponese ecc.). Quello che cercherò di fare adesso è ciò che finora è mancato non solo a livello di mass-media (che come sappiamo non hanno ruolo di informare ma di consolidare il potere dei loro editori e relativi protettori politici di destra e di sinistra) ma anche a livello di contro-informazione; ossia dare una interpretazione altrettanto chiara non solo del fatto in sé e dei conseguenti depistaggi, ma delle motivazioni e del contesto in cui è maturato l'omicidio di Gabriele. La mia tesi sta tutta nel sottotitolo del precedente paragrafo sui fatti di Catania: la morte di Raciti trasformata scientemente dagli apparati dello Stato in un "omicidio da vendicare". Da vendicare non certo con altre morti, bensì con il decreto governativo meno costituzionale della storia repubblicana (assieme alla Bossi-Fini che segrega violentemente chi non commette alcun reato), il decreto-Amato. Ma torniamo alla tesi: la morte di Raciti è stata usata dallo Stato (assieme alla vedova più strumentalizzata che si ricordi) per preparare "emotivamente" il terreno all'emanazione del decreto-Amato. Un decreto che istituisce per iniziativa governativa un organo di polizia (l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive) che ha il potere di limitare fortemente la libertà personale di centinaia di migliaia di persone, non può certo essere emanato dall'oggi al domani, si scatenerebbero rivolte da parte anche dei più pacati appassionati di calcio. Dopo la morte di Raciti, meglio ancora se la si tramuta in omicidio (cosa che avvenne in 10 minuti su tutte le tv e i giornali nazionali), tutto ciò risulta non solo più facile, ma persino auspicabile per larghi strati di quella popolazione identificabile con la vecchia casalinga di voghera, figura ormai estendibile, nella società dell'informazione pilotata di massa, ad almeno la metà della popolazione italiana. Quindi, proviamo a immaginare cosa possa essere accaduto nella testa dei servitori più fedeli di questo Stato: nei nove mesi intercorsi tra la morte di Raciti e l'omicidio di Gabriele, si è parlato costantemente degli ultras come la feccia della società italiana (per carità, sono in buona compagnia, Sarkozy chiamò proprio "feccia" i banlieusard delle periferie francesi), si è bombardata la popolazione italiana di allarmi sulla violenza ultras come cancro del paese da estirpare, si è parlato degli ultras come criminali "a prescindere"; cosa immaginate possa succedere nei ranghi della polizia meno disciplinata e meno auto-controllata d'Europa (l'unica in Europa senza una "polizia interna" che punisca gli abusi, l'unica in Europa che si rifiuta di dotare gli agenti di numeretti identificativi sul casco, ecc.), perlomeno nei ranghi delle teste più calde? Esattamente quello che è successo: un agente particolarmente servile e particolarmente fomentato dalle sue doti di tiratore pensa che in un momento del genere una rissa tra tifosi costituisca il principale allarme possibile per il paese che lui si onora di servire: perché non prendere la mira pertanto? Cosa rischio a ferire/uccidere un ultras "colpevole come tutti loro della morte di Raciti"? Tanto, lo so bene che poi "la dinamica dei fatti" viene aggiustata dai miei superiori a mio vantaggio. Sai che c'è? IO SPARO. Ritengo sia importante oltre che razionalmente lecito, ipotizzare questa tesi. Questo perché altrimenti bisognerebbe assumere che l'uomo invisibile (definizione di Giorgio Sandri, papà di Gabriele, riferita all'agente-killer) sia stato colto da un inspiegabile raptus, tesi che farebbe molto comodo, in fondo la follia alberga nel profondo di ogni animo umano, un momento di follia capita a tutti. INVECE NO, questa tesi del gesto inconsulto va rigettata. DOBBIAMO URLARE per quanto possibile (tenuti in conto i rischi per la propria incolumità fisica e penale che questo comporta in un regime autoritario) che non si è trattato del gesto di un folle, ma della reazione emotiva di un bravissimo agente che ha preso fin troppo alla lettera il messaggio di ODIO instillato contro i tifosi come Gabriele dopo la morte di Raciti. URLATELO. Se non fosse stato per la coscienza cristallina e coraggiosa di una guida turistica giapponese, Gabriele non avrebbe mai avuto la giustizia che probabilmente riuscirà almeno in parte ad avere. URLIAMOLO WWW.CONTRACCOLPO.NET |
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Quote:
Che tristezza di paese, almeno noi non dimentichiamolo...GIUSTIZIA PER GABRIELE!!!
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STABIESI |
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le mie sensazioni è che il poliziotto verrà condannato ma con molte attenuanti, con una posizione più leggera dell'omicidio intenzionale, in carcere non ci andrà mai. Un anno fa è stata una giornata molto triste, giustizia per un ragazzo assassinato
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GO WEST !!!!! GIUSTIZIA PER MARCELLO LONZI http://italy.indymedia.org/uploads/2..._a4.jpgmid.jpg "Io ho iniziato a 8 anni a leccare la gnocca"(davide12wcitta, 26.01.2007) " I don't wanna hear about what the rich are doing I don't wanna go to where the rich are going They think they're so clever, they think they're so right But the truth is only known by guttersnipes " . the clash, garageland |
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